BOCCASCENA
ovvero, sulle conseguenze dell’amor teatrale

COMPAGNIA TIRESIA BANTI

GIO 10 GIU | ore 21.30

Presentazione di un lavoro in divenire

attori Antonio Attisani e César Brie
maschere Andrea Cavarra
scene e costumi Giancarlo Gentilucci stendardi Marisa Bello
fotografie Paolo Porto
interventi musicali Giulia Bertasi, Pablo Brie e Federico Costanza
oggetti di scena Giancarlo Gentilucci, Chiara Barlassina
testo Antonio Attisani e César Brie
grafica e locandina Giuliano Spagnul residenze Ravenna Teatro, Agorà, Arti e spettacolo, Comune di Alta Val Tidone produzione esecutiva Campo Teatrale organizzazione Smart

Lo spettacolo è stato sostenuto economicamente da Ravenna Teatro, Antonio Attisani, César Brie e da Arti e Spettacolo attraverso le residenze. Siamo grati a chi ci ha aiutato, offrendoci spazi per provare, risorse economiche e aiuto organizzativo.

Due uomini di teatro si incontrano per caso dopo tanto tempo, in un altrove che sembra un palcoscenico.

Non se ne rendono conto, ma una figura – forse un regista, forse un custode, forse il loro erede – li guida in un flusso di memoria in cui riversano la scarsa sincerità di cui sono capaci, scoprendo di essere stati legati l’un l’altro lungo tutto il corso della vita.

La loro è stata un’amicizia ruvida, senza compiacimento né complicità, entrambi sulle tracce di un teatro necessario a se stessi e al mondo.

In questo ritrovarsi che rischia di sprofondare nell’ironia e nel disincanto, è l’enigmatico Servo di scena che parla suonando a suggerire i temi privati e universali che hanno interpretato, chissà se bene o male.

I racconti dei due, che si riconoscono nel Gatto e la Volpe, diventano un viaggio che li porta a fare i conti con se stessi, con le differenze tra loro, con visioni e vicende dell’eterno passato, un viaggio che attraversa opere, scuole, maestri, colleghi, amori, colpe, malattie. Memorie ferite.

L’esercizio della sincerità è la loro ultima recita, costellata di incidenti, una musica incostante nella quale affiorano le conseguenze dell’amore assoluto per un teatro popolato da mille personaggi ma soprattutto, in quest’ultimo passaggio, dal Gatto e la Volpe, l’anziana coppia che vorrebbe giustiziare simbolicamente quel Pinocchio diventato il “bravo bambino” che nella realtà storica ha invece vinto.

La scombinata narrazione procede per salti e cadute, da un’allegra antipatia iniziale all’ultima uscita di scena, uno sconsolato matrimonio.

Per astra ad aspera. Fine teatro mai.

Questo lavoro è stato scritto da un vecchio attore e un vecchio professore durante la pandemia che ha rinchiuso tutti in casa per molti mesi. I testi di Volpe non sono stati scritti da Volpe e i testi di Gatto non sono stati scritti da Gatto. È tutto molto più confuso, grazie anche a ciò che è accaduto durante le prove.
Scrivere il primo copione è stato un esercizio di amicizia, di fiducia, di confronto e polemica con il mondo, di accordo e disaccordo, un esercizio che ha permesso ai due di vivere la solitudine della peste nel calore della creazione. E avere provato nell’illegalità e in clandestinità è qualcosa di cui i due vecchi vanitosi vanno fieri.


foto Luca Del Pia

Date:
giovedì
10
giu 2021
ore
21.30