LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT

regia Maurizio Lupinelli
con Elisa Pol, Barbara Caviglia, Laura Dondoli, Tolja Djokovic, Tonia Garante, Aura Ghezzi, Camilla Lopez, Giuseppina Ruta, Laura Serena, Anna Maria Troisi

Il prerequisito per poter amare senza dominare l’altro è che il tuo corpo impari, dal momento in cui abbandona il ventre della madre, che può morire. Quando si accetta il fatto che la morte è una parte della vita, non la si teme più e non si ha più paura di qualsiasi altra “fine”; ma finché si vive con la paura della morte, si reagisce in modo identico rispetto alla fine di una relazione e, come risultato, l’amore che pure esiste viene pervertito.
Rainer Werner Fassbinder

Per prima cosa mi interessa indagare il rapporto tra spazio e le azione sceniche degli attori, la qualità della presenza, e non solo nel momento dell’agire, quindi sto cercando di immaginare un luogo, in cui lo spettatore è coinvolto e può vedere l’attore anche quando non agisce, quando non recita il dramma. Uno spazio che sembri non avere fine, dove il luogo della rappresentazione possa essere spostato come se fosse un set cinematografico, con tanto di troupe, potrebbe essere uno spazio con più stanze comunicanti. In questo luogo il pubblico è reso spettatore non solo del dramma, ma anche del fuori scena, dove la vita degli attori prosegue, nella sua solitudine, così anche per la troupe che riprende ogni momento, sia la scena sia il fuori scena. Le riprese non vengono mai proiettate, solo agli attori in ogni momento è permesso vedersi in un piccolo monitor e discutere con la troupe stessa, per creare un ulteriore piano di estraniamento, e potersi soffermare sui particolari della vita e della presenza sulla scena. Quindi mi interessa lavorare su immagini sprecate, la telecamera come oggetto che documenta, fissa, scene che nessuno vedrà tranne gli attori, come in un circuito chiuso, e che il pubblico potrà intuire solo dall’atteggiamento degli attori. Un ulteriore effetto di straniamento, ma con un sguardo ancora più profondo, è dato dall’interazione dei performer con le immagini riprese, arrivando forse a mettere in discussione il senso delle loro solitudini, cercando disperatamente di trovare una via di uscita dall’angoscia, dalla storia, con la costante ricerca dell’amore per riuscire a vivere e raccontarsi, una tensione che ogni personaggio creato da Fassbinder si porta dietro.
Maurizio Lupinelli