“Un luogo non è mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi.
In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso,
ci siamo arrivati”. Antonio Tabucchi
Oggi accade che uno straniero, al suo arrivo a Milano, inizi il suo soggiorno al Paolo Pini. Risieda in ostello, mangi al ristorante, passeggi nel grande parco, vada a teatro e solo dopo si addentri in città: soste di cultura materiale (il cibo) che confortano l’immaginario (il teatro).
Olinda è nata 15 anni fa con l’obiettivo di superare l’Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano. Il punto di partenza è stato ricostruire le biografie delle persone e contemporaneamente trasformare gli spazi chiusi in luoghi aperti. C’erano molte persone e anche tanto spazio, ma sia le relazioni che lo spazio erano configurati in forma di distanza: reparti, corridoi, diagnosi, muri, recinti.
Olinda è nata per raccontare storie. Storie di persone e storie di spazi, di come le persone e gli spazi cambino. Sappiamo quanto sia difficile dare forma a una propria storia, riconoscere una trama in ciò che facciamo, diventare protagonisti della propria vita. Abbiamo scoperto che gli spazi sono abitati da desideri e sogni.
Chi viene al Paolo Pini può toccare con mano il lato concreto di un sogno che, per essere realizzato, ha bisogno di essere continuamente sognato.


