Sogno di mezza estate 1996
La festa è nata un po’ per caso. Da incontri tra persone diverse, impegnati nel sociale, tutti con l’idea di provare a metter su qualcosa insieme: perché non una festa? Una festa del sociale, certo, cittadina, meglio, con l’idea che il percorso per organizzarla è importante quanto il risultato. C’è un patrimonio di risorse da valorizzare, un cantiere in trasformazione, in cui si è cominciato a progettare e costruire, con enti pubblici e privati, associazioni, gente che qui lavora o che qui vive, il bar, la libreria, il noleggio bici, il restauro mobili, la rassegna video.
  Da vicino nessuno è normale 1997
Dopo la grande festa cittadina Sogno di Mezza Estate, Olinda apre definitivamente il bar Jodok, la Libreria Sogno di mezza estate, il restauro di mobili La Falegnameria e il noleggio biciclette Il Biciclo.
Un cantiere in costruzione.
  Da vicino nessuno è normale 1998
Abbiamo aperto il bar, la libreria e il noleggio biciclette.
Ora inauguriamo la Falegnameria, il Maneggio e il Giardino degli aromi. Altri progetti di impresa sociale sono in cantiere. Il Paolo Pini deve trasformarsi da luogo di esclusione in luogo di socialità, un buon mercato, dove si incontrano, incrociano, moltiplicano le domande e gli scambi, dove le persone si mescolano, si guardano, giocano e lavorano, e possono essere anche molto diverse.
  Da vicino nessuno è normale 1999
Da pochi mesi il Paolo Pini non è più un manicomio. Gli ex ospiti vivono ormai quasi tutti fuori in appartamenti e comunità protette. La libertà è terapeutica, dice un vecchio slogan, se è fatta di condizioni per viverla. I progetti al Paolo Pini sono allora a un punto di svolta. Può diventare il Pini una risorsa per la città, un grande cantiere di progetti di socialità e di impresa sociale?
  Da vicino nessuno è normale 2000
Quando alcuni anni fa cominciavamo a costruire dentro al manicomio
di Milano delle pratiche nuove - il bar, la libreria, le feste, i saperi,
il teatro, le relazioni, il denaro, l’ostello, la falegnameria, il portone aperto quasi sempre - contribuivamo a superare un’istituzione totale, a dare una scossa simultanea alla coscienza e all’istituzione. Non basta chiudere il manicomio perché poi lo si scopre nascosto in altri luoghi. Siamo invece legati a un’idea ambiziosa se non addirittura folle: fondare una città là dove non c’è.
  Da vicino nessuno è normale 2001
Stiamo lavorando insieme ai servizi psichiatrici e con il contributo di molti al progetto Ostello, che non è solo un ostello, ma anche un luogo capace di accogliere chi ha problemi abitativi e non sa dove andare. Inventiamo un luogo pubblico fatto con il pubblico e aperto a chi investe la propria intelligenza come nel caso di Appunti Partigiani, la “festa pensante”
del 25 aprile 2001.
  Da vicino nessuno è normale 2002
La cultura va in periferia nord-ovest di Milano, dove la città ha depositato ciò che non può stare in centro, dove c’è l’ex manicomio, la tangenziale, i palazzoni, luoghi pieni di buchi neri. Dove a volte si intravedono le Alpi. Calvino racconta di una città, Olinda, che cresce senza produrre periferia. L’idea di una città diffusa, con tante piazze pubbliche di cultura, artigianato, di servizi ci piace, e ci piace in particolare l’idea dell’impresa sociale, che pratica i diritti di cittadinanza soprattutto con chi ha difficoltà di accesso ai diritti dell’abitare, del lavorare e dello stare insieme ad altri.
  Da vicino nessuno è normale 2003
Ciò che rende speciale la rassegna è l’integrazione tra il prodotto culturale, il festival, e lo scopo sociale: praticare i diritti di cittadinanza. Chi viene al Pini può toccare con mano il senso di questa impresa: trasformare
il vecchio manicomio in una grande piazza pubblica di cultura e servizi, dove le persone si mescolano, si guardano, scambiano, giocano, lavorano, abitano e possono anche essere molto diverse tra loro. Il risultato è un mix di contraddizioni tra arte e festa, unito da una materia prima essenziale la disponibilità e il desiderio di investire la propria intelligenza.
  Da vicino nessuno è normale 2004
Il sogno è che un piccolo progetto possa crescere. Reinterpretare l’uso del Pini come un’area ricca di opportunità per imparare un mestiere, per lavorare, per stare con altri, ma soprattutto per farsi sorprendere dalle proprie, spesso inaspettate, capacità, contribuisce ad abilitare non solo persone con problemi psichici, ma anche a riabilitare la psichiatria stessa. Oltre alle migliaia di cittadini che hanno bevuto una birra o cenato al BarRistorante Jodok, anche gli abitanti dei quartieri vicini, Comasina
e Quarto Oggiaro, scoprono il Paolo Pini.
  Da vicino nessuno è normale 2005
Ci piace l’idea che il confine tra realtà e finzione sia penetrabile, che le fantasie e i desideri possano diventare pratiche di lavoro. La rassegna presenta lavori teatrali che si occupano di situazioni straordinarie del quotidiano, che mettono cioè in discussione la vita “normale”. Ciò che troviamo ai margini della società - povertà, diversità, segregazione, solitudine - qui è al centro del lavoro artistico. La contraddizione del titolo, Da vicino nessuno è normale, si fa tema quando un apparente perdente diventa protagonista della propria vita. Questo, secondo noi, ha poco a che fare con una cultura celebrativa, di moda in questa città, che non si occupa più di mettere a disposizione gli strumenti culturali che permettano alla città di riflettere su se stessa.
  Da vicino nessuno è normale 2006
Le nostre città offrono distanza costruita in tutte le forme e per ogni categoria di prezzo. Ognuno cerca il suo luogo, le sue quattro mura. Questa distanza ordinata e generalizzata, come segno di modernità, se non si combina con luoghi di incontri e scambi, genera solitudine, abbandono
e segregazione, soprattutto in chi non si adatta. Da vicino nessuno è normale da dieci anni si propone di rendere fluide le distanze, di trasformare le mura rigide in lavoro vivo. Abbiamo chiamato questo progetto “Piazza pubblica”, una piazza di mercato e socialità, con un ristorante, un ostello e intorno molti progetti di cultura. Oggi sappiamo che non si tratta soltanto di trasformare l’ex ospedale psichiatrico, ma di riqualificare il quartiere, la periferia nord-ovest di Milano. Per la quale il progetto culturale e sociale del Paolo Pini vuole essere un motore di sviluppo. Perché sappiamo bene cosa sono le segregazioni e in questi
dieci anni abbiamo imparato a superarle.