SENTIERI
  PARTIGIANI

   

   

  

   

   

    2010

  - La Strage di

    Trarego

    05-04-2010

  - I martiri di

    Cantiglio

    11-04-2010

  - L'eccidio alla

    Benedicta

    18-04-2010

 

    2009

  - L'eccidio del

    Pogallo

    05-04-2009

  - Resistenza

    nell'oltrepò

    13-04-2009

  - Il partigiano

    Johnny

    19-04-2009

 

    2008

  - L'eccidio di

    Marzabotto

    06-04-2008

  - Il Sentiero

    Nello

    13-04-2008

  - 55º Brigata

    Rosselli

    20-04-2008

 

    2007

  - La Battaglia

    di Buglio

    09-04-2007

  - VII Brigata

    Matteotti

    15-04-2007

  - La Battaglia

    di Megolo

    22-04-2007

 

    2006

  - I 42 Martiri di

    Fondotoce

    09-04-2006

    - Percorso

  - 122º Brigata

    Garibaldi

    17-04-2006

  - Brigata G.L.

    24 Maggio

    23-04-2006

 

    2005

  - 55º Brigata

    Rosselli

    03-04-2005

  - Formazione

    5 Giornate

    10-04-2005

  - 53º Brigata

    Garibaldi

    17-04-2005

 

I 42 MARTIRI PARTIGIANI FUCILATI A FONDOTOCE

“Memoria per chi non ricorda, monito per chi non conosce”

 

Giugno 1944. Ha luogo uno degli eventi più tragici della storia della Resistenza nel Verbanese/Ossola: il rastrellamento nazifascista nella val Grande. Fascisti e nazizti danno la caccia a 500 partigiani uccidendone 300, senza risparmiare la popolazione. Il sentiero Chiovini ripercorre alcune tappe de questa sconfitta terribile, ma densa di insegnamenti. Tempo di una semina che non tarderà a dare il suo raccolto, con la Repubblicalica Partigiana dell’Ossola, la Liberazione e la democrazia.

E’ nel maggio del 1944 che in seguito all’affermarsi dell’attività bellica dei partigiani, il comando nazista SS in Milano, elabora l’operazione di guerra. L’obiettivo è l’annientamento totale delle bande partigiane, che insediate in maggior numero nelle vallate Verbanesi e delle Valgrande, operano con crescente attività, lungo la sponda occidentale del Lago Maggiore.

Il tragico rastrellamento sulle montagne del Verbano inizia l’11 Giugno del 1944. Attaccano 17.000 nazifascisti in pieno assetto da guerra, si difendono come possono e purtroppo male armati, circa 450 partigiani.

Nei primi giorni la lotta è accanita e più volte gli attaccanti segnano il passo, poi la superiorità numerica e d’armamento del nemico, travolgono anche le ultime speranze di resistenza organizzate in Valgrande.

E’ il 30 Giugno 1944 e l’operazione di rastrellamento è terminata, ma la sconfitta è pesante e rattristante per i partigiani. Circa 300 fra caduti, fucilati e dispersi, hanno pagato con la loro giovane vita, la fede patriottica di libertà e di giustizia. I partigiani fatti prigionieri vengono condotti al comando nazista di Intra che ha sede presso la Villa Caramora.

Questo il racconto del Presidente del Tribunale di Verbano, Dottor Liguori che fu successivamente arrestato perché collaboratore coi partigiani, della carcerazione e fucilazione dei partigiani rastrellati:

“Reputo che i patrioti della Valgrande, dopo aver duramente combattuto il nemico sul campo, abbiano saputo sopportare il suo bestiale furore vendicativo con la stessa fierezza e serenità che opposero ai loro aguzzini, i patrioti del nostro e di tutti i risorgimenti. Il vertice della furibonda esplosione di odio contro i partigiani venne raggiunto quando, dopo innumerevoli sevizie, ordinato loro di distendersi bocconi a terra, i teutonici si misero a pestarli camminandoci sopra con gli scarponi chiodati.

Verso le quindici le SS prelevano dalla Villa, quarantatre partigiani, compresa la staffetta Cleonice Tomasetti. I guardiani manovrarono per prova i congegni dell’arma della quale erano in possesso e tutti poi si diedero con fervore a ravvisarsi i capelli. Tutto questo mi dava l’impressione di gente in procinto di recarsi ad assistere ad uno spettacolo che si preannunciava assai divertente e non già di persone che per contro si accingevano a compiere un eccidio senza nome. Lo spettacolo che stava per essere ammannito fu subito intuito dalla donna che si levò in piedi e con fare spontaneo pronunciò: “su coraggio ragazzi è giunto il plotone di esecuzione, niente paura, ricordatevi che è meglio morire da italiani che vivere da spie e da servitori dei tedeschi”.

Aveva appena finito di parlare, che infuriato le fu addosso un soldato germanico che doveva capire un poco l’italiano o che dal senso delle parole pronunciate era stato messo al corrente da un militare italiano. Quale schifo il contegno servile verso i padroni tedeschi dei militi fascisti!

La donna fu colpita atrocemente da più di uno schiaffo e da uno sputo sul viso. Non si scompose, incassò impassibilmente e poi fiera e con aria ispirata, disse parole che la rendono degna di essere paragonata ad un’eroina del nostro risorgimento. “Se percuotendomi volete mortificare il mio corpo, è superfluo il farlo, esso è già annientato. Se invece volete uccidere il mio spirito, vi dico che è opera vana, quello non lo domerete mai”.

Ebbene, non vada dimenticato chi ha saputo soffrire e morire con il nome di un’Italia libera, immune dalla peste fascista, sulla bocca e nel cuore.

A piedi i 43 sono fatti transitare incolonnati attraverso gli abitati di Intra, Pallanza, Suna, Fondotoce. I carnefici nazisti avevano già scelto il luogo dove sarebbe stato compiuto il sanguinoso massacro di uomini liberi. Così i 43 vengono accompagnati alla periferia di Fondotoce, dove scorre docilmente il canale d’acqua che collega il lago di Mergozzo col lago Maggiore.

Il sole è ancora alto; la giornata è calda ed afosa. I partigiani raccolgono i loro ultimi pensieri: morituri amanti della vita con l’angoscia di una morte immatura.

A tre per volta vengono accompagnati dalle SS sul greto del canale, mentre i mitra nazisti già piazzati iniziano la carneficina.

Sono le ore 18.00 del 20.06.1944. In meno di un’ora tutto è compiuto, mentre il sangue patriottico dei 42 si perde e scivola in rigagnoli rossastri fra erba e ciottoli, per mescolarsi con le acque spente del seminascosto canale.

Il 43°, così dopo chiamato Carlo Suzzi di anni 18, ebbe la fortuna di essere travolto, benché ferito sotto il mucchio dei martoriati corpi dei suoi compagni, evitando così anche il colpo finale di vendetta, praticato sempre lodevolmente dai carnefici nazisti.

Aiutato nel buio della notte da alcuni abitanti vicini, veniva portato in salvo sulla montagna, dove riprendeva la lotta con i suoi compagni, fino al giorno della Liberazione.

 

                              “PRESENTI”

 

1.   Alberti Giovanni        anni 20            Morazzone (Mi)

2.   Browmn Luigi             anni 24            Milano

3.   Barelli Giovanni          anni 24            Bergamo

4.   Bonalumi Emilio         anni 21            Milano

5.   Bizzozzero Angelo      anni 21            Brusuglio (mi)

6.   Beretta Antonio          anni 31            Monza

7.   Brioschi Luigi             anni 22            Milano

8.   Bottelli Giglio             anni 31            Intra

9.   Ciribì Sergio              anni 18             Milano

10. Cocco Giuseppe        anni 18             Milano

11. Capuzzo Dante         anni 30             Milano

12. Corna Adriano          anni 22              Intra

13. Freguglia Angelo       anni 20              Arona

14. Favaron Olivo           anni 18              Nova Milanese

15. Fabbro Achille           anni 20             Affori (Milano)

16. Guorneri Cosimo       anni 21             Milano

17. Ghiringhelli Franco     anni 21             Milano

18. Merzagora Arturo       anni 20             Angera

19. Marchetti Franco        anni 20             Milano

20. Perraro Giuseppe       anni 18             Milano

21. Pellicella Rodolfo       anni 30             Milano

22. Rizzato Ezio              anni 35             Milano

23. Rosa Marino              anni 27             Brescia

24. Rossi Aldo                anni 22             Intra

25. Tomasetti Cleonice    anni 33             Milano

26. Villa Renzo               anni 19             Brusuglio

27. Volpati Giovanni

28. La Ciacera Giovanni   anni 26             Ragusa

29. Sacchi Carlo              anni 35

 

13 sono ignoti perchè i carnefici non hanno voluto far conoscere le loro generalità e neppure dove essi furono catturati.

 Link utili:

http://www.lacasadellaresistenza.it