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I 42 MARTIRI PARTIGIANI FUCILATI A
FONDOTOCE
“Memoria per chi non ricorda, monito per
chi non conosce”
Giugno
1944. Ha luogo uno degli eventi più tragici della storia
della Resistenza nel Verbanese/Ossola: il rastrellamento
nazifascista nella val Grande. Fascisti e nazizti danno la
caccia a 500 partigiani uccidendone 300, senza risparmiare
la popolazione. Il sentiero Chiovini ripercorre alcune
tappe de questa sconfitta terribile, ma densa di
insegnamenti. Tempo di una semina che non tarderà a dare
il suo raccolto, con la Repubblicalica Partigiana dell’Ossola,
la Liberazione e la democrazia.
E’ nel maggio del 1944
che in seguito all’affermarsi dell’attività bellica dei
partigiani, il comando nazista SS in Milano, elabora
l’operazione di guerra. L’obiettivo è l’annientamento
totale delle bande partigiane, che insediate in maggior
numero nelle vallate Verbanesi e delle Valgrande, operano
con crescente attività, lungo la sponda occidentale del
Lago Maggiore.
Il tragico
rastrellamento sulle montagne del Verbano inizia l’11
Giugno del 1944. Attaccano 17.000 nazifascisti in pieno
assetto da guerra, si difendono come possono e purtroppo
male armati, circa 450 partigiani.
Nei primi giorni la
lotta è accanita e più volte gli attaccanti segnano il
passo, poi la superiorità numerica e d’armamento del
nemico, travolgono anche le ultime speranze di resistenza
organizzate in Valgrande.
E’ il 30 Giugno 1944 e
l’operazione di rastrellamento è terminata, ma la
sconfitta è pesante e rattristante per i partigiani. Circa
300 fra caduti, fucilati e dispersi, hanno pagato con la
loro giovane vita, la fede patriottica di libertà e di
giustizia. I partigiani fatti prigionieri vengono condotti
al comando nazista di Intra che ha sede presso la Villa
Caramora.
Questo il racconto del
Presidente del Tribunale di Verbano, Dottor Liguori che fu
successivamente arrestato perché collaboratore coi
partigiani, della carcerazione e fucilazione dei
partigiani rastrellati:
“Reputo che i patrioti
della Valgrande, dopo aver duramente combattuto il nemico
sul campo, abbiano saputo sopportare il suo bestiale
furore vendicativo con la stessa fierezza e serenità che
opposero ai loro aguzzini, i patrioti del nostro e di
tutti i risorgimenti. Il vertice della furibonda
esplosione di odio contro i partigiani venne raggiunto
quando, dopo innumerevoli sevizie, ordinato loro di
distendersi bocconi a terra, i teutonici si misero a
pestarli camminandoci sopra con gli scarponi chiodati.
Verso le quindici le SS
prelevano dalla Villa, quarantatre partigiani, compresa la
staffetta Cleonice Tomasetti. I guardiani manovrarono per
prova i congegni dell’arma della quale erano in possesso e
tutti poi si diedero con fervore a ravvisarsi i capelli.
Tutto questo mi dava l’impressione di gente in procinto di
recarsi ad assistere ad uno spettacolo che si
preannunciava assai divertente e non già di persone che
per contro si accingevano a compiere un eccidio senza
nome. Lo spettacolo che stava per essere ammannito fu
subito intuito dalla donna che si levò in piedi e con fare
spontaneo pronunciò: “su coraggio ragazzi è giunto il
plotone di esecuzione, niente paura, ricordatevi che è
meglio morire da italiani che vivere da spie e da
servitori dei tedeschi”.
Aveva appena finito di
parlare, che infuriato le fu addosso un soldato germanico
che doveva capire un poco l’italiano o che dal senso delle
parole pronunciate era stato messo al corrente da un
militare italiano. Quale schifo il contegno servile verso
i padroni tedeschi dei militi fascisti!
La donna fu colpita
atrocemente da più di uno schiaffo e da uno sputo sul
viso. Non si scompose, incassò impassibilmente e poi fiera
e con aria ispirata, disse parole che la rendono degna di
essere paragonata ad un’eroina del nostro risorgimento.
“Se percuotendomi volete mortificare il mio corpo, è
superfluo il farlo, esso è già annientato. Se invece
volete uccidere il mio spirito, vi dico che è opera vana,
quello non lo domerete mai”.
Ebbene, non vada
dimenticato chi ha saputo soffrire e morire con il nome di
un’Italia libera, immune dalla peste fascista, sulla bocca
e nel cuore.
A piedi i 43 sono fatti
transitare incolonnati attraverso gli abitati di Intra,
Pallanza, Suna, Fondotoce. I carnefici nazisti avevano già
scelto il luogo dove sarebbe stato compiuto il sanguinoso
massacro di uomini liberi. Così i 43 vengono accompagnati
alla periferia di Fondotoce, dove scorre docilmente il
canale d’acqua che collega il lago di Mergozzo col lago
Maggiore.
Il sole è ancora alto;
la giornata è calda ed afosa. I partigiani raccolgono i
loro ultimi pensieri: morituri amanti della vita con
l’angoscia di una morte immatura.
A tre per volta vengono
accompagnati dalle SS sul greto del canale, mentre i mitra
nazisti già piazzati iniziano la carneficina.
Sono le ore 18.00 del
20.06.1944. In meno di un’ora tutto è compiuto, mentre il
sangue patriottico dei 42 si perde e scivola in rigagnoli
rossastri fra erba e ciottoli, per mescolarsi con le acque
spente del seminascosto canale.
Il 43°, così dopo chiamato
Carlo Suzzi di anni 18, ebbe la fortuna di essere
travolto, benché ferito sotto il mucchio dei martoriati
corpi dei suoi compagni, evitando così anche il colpo
finale di vendetta, praticato sempre lodevolmente dai
carnefici nazisti.
Aiutato nel buio della
notte da alcuni abitanti vicini, veniva portato in salvo
sulla montagna, dove riprendeva la lotta con i suoi
compagni, fino al giorno della Liberazione.
“PRESENTI”
1.
Alberti Giovanni anni 20 Morazzone
(Mi)
2.
Browmn Luigi anni
24 Milano
3.
Barelli Giovanni anni
24 Bergamo
4.
Bonalumi Emilio anni
21 Milano
5.
Bizzozzero Angelo anni
21 Brusuglio (mi)
6.
Beretta Antonio anni
31 Monza
7.
Brioschi Luigi anni
22 Milano
8.
Bottelli Giglio anni
31 Intra
9.
Ciribì Sergio anni
18 Milano
10.
Cocco Giuseppe anni 18
Milano
11. Capuzzo
Dante anni 30 Milano
12. Corna
Adriano anni 22 Intra
13. Freguglia
Angelo anni 20 Arona
14. Favaron
Olivo anni 18 Nova Milanese
15. Fabbro
Achille anni 20 Affori (Milano)
16. Guorneri
Cosimo anni 21 Milano
17. Ghiringhelli
Franco anni 21 Milano
18. Merzagora
Arturo anni 20 Angera
19. Marchetti
Franco anni 20 Milano
20. Perraro
Giuseppe anni 18 Milano
21. Pellicella
Rodolfo anni 30 Milano
22. Rizzato
Ezio anni 35 Milano
23. Rosa
Marino anni 27 Brescia
24. Rossi
Aldo anni 22 Intra
25. Tomasetti
Cleonice anni 33 Milano
26. Villa
Renzo anni 19 Brusuglio
27. Volpati
Giovanni
28. La
Ciacera Giovanni anni 26 Ragusa
29. Sacchi
Carlo anni 35
13 sono ignoti perchè i
carnefici non hanno voluto far conoscere le loro
generalità e neppure dove essi furono catturati.
Link utili:
http://www.lacasadellaresistenza.it
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