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Il percorso della 55° Brigata F.lli
Rosselli da Introbio a Bondo (CH) nell’inverno del
1944
Due sono stati
i grandi rastrellamenti effettuati in Valsassina,
rispettivamente nell’ottobre del ‘ 43 e nell’ottobre del
’44. Nel primo ottobre si mirava ad impedire il
consolidamento di zone di “resistenza” dovute a due
elementi, la fuga dal milanese di ricercati dalla autorità
fascista e i renitenti alla leva organizzata dalla
Repubblica Sociale. Le montagne della Valsassina sono le
prime che si incontrano uscendo da Milano, hanno una lunga
storia di frequentazione, una buona rete di sentieri e
molti alpeggi. Hanno Lecco come punto di riferimento,
città operaia e di un passato antifascista non
indifferente, c’è una comunanza di intenti che trascende
quelle che si usa definire “ differenze di classe”; i
rifugiati in montagna se non proprio amati dalla
popolazione sono tollerati ed aiutati. Nel ’43
l’organizzazione non è il massimo ed i comandi
nazi-fascisti hanno buon gioco a sbarazzarsi delle forze
partigiane, l’episodio della battaglia di Erna, nel suo
eroico svolgersi (poche armi e munizioni tra cui tante a
salve) segna una fase che è ancora organizzativa. Il
rastrellamento del ’44 avviene invece dopo un periodo in
cui la Valsassina era considerata zona “Liberata” nei
fatti e nei comportamenti quotidiani. Non si trattava più
di impedire forme organizzate, si trattava di
distruggerle.
Da
qui l’impegno delle formazioni tedesche e fasciste nel
distruggere quanto organizzato; militarmente e
politicamente la Valsassina doveva ritornare sotto il
controllo della Repubblica Sociale. E’ una posizione
militarmente debole che può reggere solo con un forte
supporto politico: il favore delle popolazioni. Qui per
popolazione si intende il suo significato letterale, tutti
gli abitanti del luogo: Preti, Commercianti, Industriali,
mandriani, operai, carabinieri, guardie forestali. Il
rastrellamento non mira solo a colpire militarmente la
formazione della 55° Rosselli, mira a rompere il legame di
solidarietà con la popolazione. La Rosselli non può che
fuggire, letteralmente circondata, non può fare altro che
tentare di salvare la pelle ai suoi uomini lasciando che
alcuni trovino modo di restare negli alpeggi distrutti per
non rompere il filo che ne permetterà la ricostruzione
nella primavera del ’45. Quella che intraprende
la Rosselli non è una
fuga disordinata, a ben vedere si può definire una marcia
ragionata. Sorpresi in una situazione di attesa
preinsurrezionale, gli uomini della 55° non si sbandano,
il comando seppure nella difficoltà oggettiva di un
isolamento dai comandi, conseguenza del collasso delle
linee di informazione, riesce a mantenere i contatti con
tutti i distaccamenti anzi, avvia al suo interno
un’analisi che lo porta a modificare la struttura del
comando stesso nel corso delle operazioni. L’intelligenza
politica e organizzativa fa si che gli uomini della
montagna, i valligiani, coloro che conoscono i luoghi e
gli uomini restino in valle; quelli che vanno verso la
Svizzera sono i “cittadini”, gli uomini della pianura o
del lago che difficilmente saprebbero cavarsela sui monti
senza legami. Vale altresì che un conto è qualche
sconfinato che a volte viene riconsegnato dalle guardie
svizzere di frontiera, un altro sono duecento uomini
organizzati. Noi possiamo solo ricordare il percorso che
fecero questi eroi sconosciuti, dove noi oggi ci andiamo
equipaggiati di tutto punto (… se piove non vengo..)
barrette energetiche al seguito questi uomini lo fecero
all’inizio dell’inverno, sotto la pioggia e la neve, senza
scarpe e con poco se non pochissimo cibo.
Link utili:
http://www.55rosselli.it
Rifugio Madonna delle nevi 0341.981050
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