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La Formazione partigiana "Cinque Giornate"
e la battaglia del S. Martino
Dal 12 settembre al 13 novembre tutti i giorni arrivano a
Val Alta giovani intenzionati a far parte del Gruppo che
ha assunto la denominazione " Esercito Italiano- Gruppo
"Cinque Giornate" Monte S.Martino, per sottolinearne il
carattere apolitico e risorgimentale, con il motto "Non è
stato posto fango sul nostro volto". Alcuni rimangono,
altri se ne vanno. Di media ne restano uno o due al giorno
con punte di 10-11 il 10 ottobre e il 2 novembre. Si
uniscono ai ribelli anche prigionieri di guerra fuggiti
dai campi di concentramento, soldati di varie nazionalità:
francese, inglese, americana, greca, russa, iugoslava,
sudafricana. Accanto ad uomini animati da grandi ideali,
c'è anche chi è venuto a rifugiarsi per sfuggire alla
cattura da parte dei tedeschi. Anche costoro daranno, con
coraggio, il proprio contributo durante la battaglia. Dal
momento della costituzione al giorno battaglia, la
formazione si dedicherà all'addestramento militare, alla
perlustrazione del territorio, al compimento di missioni
volte a procurare viveri, armi, munizioni, materiale
sanitario, automezzi. La brigata è comanadata dal Ten.
Col. Croce.
Il diario
della Guardia di frontiera tedesca riporta una notizia
dell'11 di novembre 1943. Essa conferma che la
decisione di distruggere la formazione di Croce
viene assunta, di comune accordo, sia dai tedeschi che
dalle autorità fasciste.
Ore 16
del 12 novembre 1943, il maresciallo Angelo Fasani avverte
la presenza di un aereo che sta sorvolando la regione
della Valcuvia, limitandosi alla ricognizione. Non fu
però possibile riconoscere la nazionalità
dell'aereo per la foschia esistente. Con molte
probabilità era un aereo germanico inviato per localizzare
le postazioni partigiane sulle montagne del luinese, in
appoggio alle forze di terra.
Il 14
novembre inizia l'accerchiamento del San Martino:
unitamente alla guardia di frontiera tedesca operano
alcune unità provenienti da Milano. Da qui è giunta
anche la compagnia mobile dei carabinieri comandata dal
capitano D'Agostino.
Il
comando germanico ha disposto sentinelle lungo la strada
della Valcuvia vietando la circolazione alle persone e
ai veicoli; Ha occupato il centralino telefonico e
chiuso l'ufficio telegrafico di Cuvio.Concluso
l'accerchiamento ha iniziato le prime manovre.
Tutto è
ormai pronto. Le pattuglie miste di tedeschi e di fascisti
perlustrano le vie di comunicazione. Fra i boschi, alle
pendici della montagna, un cordone sanitario impedisce a
tutti di passare. Manca soltanto l'ordine che
arriverà non appena da Como saranno giunti altri
rinforzi per quella che sarà la prima operazione
armata di un certo peso dei tedeschi nel territorio della
Repubblica sociale italiana.
Le prime unità tedesche si muovono nella notte fra
il 14 ed il 15 novembre. La tattica è elementare,
anche prevedibile: chiudere la montagna in un sacco
e contemporaneamente attaccarla. E' previsto
l'appoggio dell'aviazione. Il diario tedesco riporta le
varie fasi della battaglia: "15 novembre: alle 6 del
mattino i gruppi d'assalto hanno attaccato le
fortificazioni del S. Martino. L'attacco principale era
partito da Arcumeggia a sud del Monte Colonna. La
battaglia è furiosa, i partigiani di Croce si battono fra
il culmine e le gallerie alte, ma debbono cedere.Sono
stati fatti sei prigionieri. Contemporaneamente al
gruppo di assalto, è arrivato sulla vetta del San
Martino anche il gruppo del 2° plotone che era
appostato sul San Michele. Questo è stato attaccato
frontalmente e di lato dal fuoco delle mitragliatrici,
dovendosi così ritirare verso Mesenzana. Un gruppo
della polizia si è spinto, partendo dalla vetta di San
Martino, fino alle casematte situate più a valle nel
pomeriggio del 15 novembre. A 70 metri circa dalla
caserma di San Martino, il gruppo si è trovato sotto il
tiro delle mitragliatrici sia frontalmente che
lateralmente. Vi sono stati quattro morti e diversi
feriti. Anche la Guardia di frontiera ha dovuto ritirarsi
nella notte fra il 15 e il 16.Le perdite delle truppe
tedesche ammontano a dieci morti e a una quarantina
di feriti.Prima di abbandonare la montagna i
partigiani superstiti, fra cui il tenente colonnello
Croce, distruggono le fortificazioni ed i depositi di
munizioni perché non cadano nelle mani dei tedeschi.
Qualche sbandato nelle ore finali viene catturato ed
ucciso sul posto. E' la fine.Gli scampati alla cattura,
attraversando le gallerie e i camminamenti attorno alla
montagna, suddivisi in gruppi, raggiungono rapidamente
la Svizzera, passando dal valico di Ponte Tresa.
Link utili:
http://www.comunitamontanavalcuvia.it
Rifugio S.Martino 0332-668419
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